RASSEGNA STAMPA
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Tommaso Chimenti -
ORAZIONE INTIMA23 settembre 2010
FIRENZE – Lo spazio è accogliente e vagamente inquietante. Nel bianco delle due stanze del 6.0 ci si perde e ci si spaurisce, è per quello che si cerca complicità, vicinanza ed assonanza di gomiti e passi, aliti e presenza, occhi. Come quando poggi la mano sulla teglia bollente ed al primo attimo ti pare fredda. Sorpresa, stupore, dolore: la vita. Sorride l’attore non –attore. Siamo venuti a trovarlo, dieci sconosciuti. Questa è la sua tana, immerso tra i suoi palloncini rossi, che gonfia, che scoppia. Se ne sta sulla panca, come in chiesa, la gambe raccolte, le mani giunte, la faccia timida, il sorriso innocente. Ma non innocuo. Né Lucignolo né Pinocchio, ma persona, ombra e luce. L’aria dei piccoli dirigibili che si sfiorano a terra ondeggiando da mal di mare, da mal di male, siamo noi, col nostro vuoto borghese, di giacche, di aperitivi, tanto per rimandare il tempo perso e mai scambiarlo con quello preso. L’attore, Gillo Conti Bernini, non aveva mai recitato prima. Ha trent’anni e la sua compostezza, bellezza adolescenziale angelica, con le spalle larghe ed i capelli a caduta come sipario ne fanno un’icona pop da pubblicità presto però distrutta nella tempesta delle parole lanciate a velocità supersonica, attacchi duri, arringhe sputate. Ecco l’urgenza, la salvezza, la necessità, il bisogno, delle parole di Artaud, sempre più contemporanee e contingenti. Qui hanno senso. Qui hanno un senso, che è il solo e l’unico che avrebbero potuto avere. Gillo ci dimostra che la parola può scoppiare, quello che rimane è l’arte, il fare, il disfarsi degli ammennicoli, il fare dei fatti, dell’esserci, del prendere posizione, dello stare. Il testo lo fa suo. Non è tra le sue prerogative il piacere estetico o il darne. E’ Cristo che, pur sofferente, ha un occhio discreto e benevolo, verso chi pensa di essere immune dal peccato, dall’abisso, dalla sofferenza. Intervallando una lingua accademica ad una distrutta e frammentaria, frazionata e dislessica, gonfia o vernacolare, in gesti scimmieschi ed animaleschi, in antitesi con le canzoni francesi, leggere e colte, nell’attrito del freddo delle luci al neon, lì al centro, ad un passo da noi, si muove la vita, che qui è finzione e metafora ma anche passaggio di consegne tra inchiostro e vita vissuta. Siamo nel cordone ombelicale, nella genesi del parto delle nuvole. L’osmosi è piena, la centrifuga tra le quattro strette mura ci consente di sentirle quelle parole, mai lontane. Ascolto, sensazione rara che solo l’intimità concede a bracciate. C’è cuore e sudore, solo così si può sentire veramente quello che si sta pronunciando, proferendo. E’ un manifesto quello di Gillo: venite a vedermi, toccate con mano il disagio della camicia di forza, che siamo vicini, che siamo simili. Una prova, la sua, di grande forza ed impatto, a tratti commovente e lancinante, di sofferenza ma mai d’odio, di riappacificazione, di serenità mai depressa. La lingua batte dove il dente duole. E qui la finestra sul sorriso ci spinge un po’ più in là, fuori dallo schematismo dei pensieri, oltre la barriera piece-attore-memoria-finzione-personaggio. Chi sono io adesso se non un voyeur, un guardone nella casa, nella testa, nella vita altrui? Pulito entro, pieno esco, unto di vita, che non puoi fare a meno di accogliere, aprire le imposte, far entrare. Un ospite scomodo ma essenziale. Bisogna toccarlo con mano l’inferno per poterne rendere almeno una parte, donare i contorni, tratteggiare qualche linea.
I CORPI E IL SANGUE DI ISOLECOMPRESE TEATRO: "CORPO 1 PROLOGO" DELLA COMPAGNIA FIORENTINA A "LA FABBRICA DELLE IDEE" DI RACCONIGI
"Corpo 1 Prologo" di IsoleComprese Teatro - "La fabbrica delle Idee" - Ex Ospedale Psichiatrico di Racconigi - Giovedì 21 giugno 2007.
Può succedere che nella nostra memoria uno spettacolo teatrale resti legato indissolubilmente ad un volto, ad un corpo o ad una voce: magari non ci si ricorda dei singoli passaggi della trama o delle singole scene, ma quell'immagine o alcune parole restano impressi in modo indelebile. E' quello che è successo a molti spettatori che giovedì 21 giugno sono andati all'ex Ospedale Psichiatrico di Racconigi dove, per la rassegna "La fabbrica delle idee", andava in scena "Corpo 1 Prologo" di un'inusuale compagnia, IsoleComprese Teatro di Firenze. In questo caso, il volto, il corpo e la voce erano quelli del difficilmente dimenticabile Giovanni Pandolfini, un giovane attore affetto dalla Sindrome di Down attorno a cui roteava alla fin fine tutto lo spettacolo: dalla prima scena, in cui egli proponeva con modi cantilenanti un suo racconto sul passare delle stagioni, fino al momento conclusivo, in cui era l'unico ad inchinarsi agli applausi degli spettatori.
IsoleComprese nasce nel 1998 ad opera dell'attore e regista Alessandro Fantechi e dall'attrice, nonché pedagogista teatrale e psicologa, Elena Turchi e fin dall'inizio ha deciso di fare teatro su e con persone appartenenti a categorie più svantaggiate come giovani a rischio, portatori di handicap ed ex tossicodipendenti. In questo ultimo spettacolo, che tra l'altro nel maggio scorso ha rappresentato l'Italia al secondo festival mondiale su "Follia e arte" a Münster in Germania, sono proprio il corpo, i gesti e le parole del ragazzo disabile le coordinate all'interno di cui si sviluppa l'azione: un laboratorio medico che è anche - ovviamente - uno spazio teatrale in cui interagiscono quattro "personaggi metafora", ovvero il Ragazzo/Figlio (Pandolfini, appunto), la Madre, affettuosa, protettiva ma anche immensamente crudele (Laura Bucciarelli), la Dottoressa/Medicina, incapace di cogliere l'umanità di coloro di cui si occupa (Luisa Salvestroni) e Uomo/Scrittore/Anima, le cui parole e le cui riflessioni accompagnano e per certi versi interpretano il mondo visionario e atemporale del protagonista (Andrea Pagnes). Nel succedersi delle scene, che si sviluppano attraverso associazioni di tipo onirico, il confrontarsi con l'inconscio e con la malattia si intreccia molto presto con una riflessione piuttosto spietata sul ruolo della corporeità nel mondo contemporaneo. Il linguaggio e l'approccio usati sembrano essere il segnale preciso della volontà da parte della compagnia di rinunciare a spiegare le proprie tesi (per altro ben spiegate sul programma di sala o sul sito www.isolecompreseteatro.it) mentre suggeriscono e stimolano percorsi individuali negli spettatori non respinti dai toni volutamente sopra le righe dell'allestimento, il quale intreccia aperture poetiche a vere e proprie scene grand guignol. Se da un lato esso sembra richiamarsi alla lezione della Societas Raffaello Sanzio nell'uso del rumore, delle luci abbaglianti e soprattutto dei corpi "deformi" , rinvia in certi momenti al surrealismo (che viene citato con il famoso violino sulla schiena de "Le violon d'Ingres" di Man Ray) o a certe esperienze particolarmente estreme dell'arte contemporanea, come le sanguinolente performance dell'austriaco Hermann Nitsch (www.nitsch.org), qua potenzialmente evocate nella vera e propria macelleria allestita dalla Dottoressa o dal sangue in cui si rotola la Madre seminuda nell'impressionante finale.
Per finire, un consiglio: non perdetevi, su YouTube (http://www.youtube.com/watch?v=AD0HQqu-VFQ), il video "Vita immaginaria di Giovanni Pandolfini attore" prodotto dalla compagnia, dove - oltre ad informazioni interessanti sulla poetica del gruppo - troverete un ritratto davvero interessante di quest'inconsueto e straordinario attore.
( Paolo Bogo - Il teatro e la cultura a Cuneo e dintorni n° 18bis -Martedì 26 giugno 2007 )
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XXL_PEEP_SHOW
Se gli Alveari delle piccole e giovani api, a tessere il loro nuovo miele, erano incasellate nelle cellette di Officina Giovani, i ?Fuori Formato?, (fino al 7 giugno 2007) giusto ossimoro e ideale paradosso per spettacoli per pochi, alcuni pochissimi, spettatori va on air al nuovo Teatro Magnolfi (Via Gobetti 79 Prato). Riaperto nell?aprile ?04 il teatrino è una chicca di architettura funzionale al servizio dell?attore, della formazione e della produzione. Nasce così il teatro. Con lungimiranza.
Con la stessa vanno in scena le Isole Comprese Teatro che per stavolta abbandonano i diversamente abili e costruiscono una performance, che varia in diversi ?quadri?, per una sola persona alla volta. L?attesa è da Shining. Una bella signorina incellofanata nel raso nero, ma scarpe col tacco alto e borsalino rosso, una dark lady tarantiniana, ci invita a seguirla e, dopo l?ingresso in una sala a luci rossi, accolti da una sosia (voluta o presunta) di Moana Pozzi, veniamo introdotti in un vero e proprio peep show. Una cabina, in perfetto stile olandese, con un vetro a dividerci. Dall?altra parte l?XXL, protagonista del titolo. Un?attrice sovrappeso che per alcuni si denuda e tira fuori dalla vagina rasata il filo rosso sangue di un lunghissimo assorbente, quasi cordone ombelicale fino all?estrazione, tampax o aborto.
Oppure si china e, dopo gorgheggi amplessici, sforna dal posteriore un uovo, o ancora si toglie un panino dalle mutandine (mutandone) e l?addenta. Pochi gesti simbolici, il corpo, il sesso, il cibo, pochi minuti per uno schiaffo alla sensibilità dello spettatore.
TOMMASO CHIMENTI - RIVISTA SCANNER - GIUGNO 2007
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«CONTEMPORANEA», viaggio nella scena sul confine Prato.
Sarebbe quasi d'obbligo per un teatro pubblico misurarsi col nuovo, sondando quanto emerge nella scena fuori dei suoi territori protetti. Il Metastasio di Prato aveva cominciato a farlo in momenti più travagliati della sua storia recente, lo fa tanto più adesso che alla sua guida è approdato Federico Tiezzi. Contemporanea è un marchio nato dalla collaborazione con il museo Pecci, dove è ospitata buona parte della manifestazione che vuole indagare proprio tra i giovani artisti che attingono il proprio linguaggio all'incrocio tra il teatro, le arti visive, la performance, il design e le tecnologie. È stata una settimana densa quella di Contemporanea 07, con momenti di riflessione comune e soprattutto abbondanza di cose da vedere. Diretta da Edoardo Donatini, la manifestazione si è espansa per molti spazi della città. Nelle stanze e stanzette del vecchio orfanotrofio Magnolfi, di recente restaurato ma consacrato da una mitica memoria delle Baccanti che Marisa Fabbri e Luca Ronconi vi realizzarono trent'anni fa con l'altrettanto mitico Laboratorio pratese, sono ospitate performance minimali e divertenti. Come l'inquietante peep show di tre minuti XXL del gruppo Isole comprese: in una cabina ravvicinata esibizione di un donnone discinto, che nasconde nello slip il comune denominatore della «fame», farcito di prosciutto e formaggio.
Gianfranco Capitta - 10 giugno 2007 - Il manifesto
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OUTSIDER E MACELLAI
Per la seconda volta si svolge a Berlino il festival internazionale di teatro ?No limits?, che racconta con attori disabili in modo esteticamente valido e cruento la vita al di là della normalità della maggioranza .
Un giovane con la sindrome di Down giace in un letto di ferro, mentre la sua dottoressa in estasi appende pezzi di carne a degli uncini. Si appende essa stessa a un uncino da macellaio e vi si dondola divertita. La rappresentazione ?Corpo 1 Prologo? del gruppo italiano Isole Comprese Teatro partecipa al festival internazionale di teatro ?No limits? che si tiene in questi giorni a Berlino per la secondo volta. Gli organizzatori hanno invitato gruppi europei che lavorano con attori che hanno disabilità psichiche. Con varie modalità di rappresentazione, nella sala caldaie della fabbrica della cultura e nella piscina comunale di Oderberger Straße, si incontrano circa una dozzina di gruppi tedeschi e internazionali.
L?attore, che rappresenta la parte del giovane che soffre della sindrome di Down in ?Corpo 1 Prologo?, ha realmente questa carenza cromosomica. Questo conferisce un?urgenza, insolita per il teatro, a questo lavoro che, con un?atmosfera da incubo e immagini espressive, tratta delle paure del protagonista e di come egli viva la madre disperata, il padre esigente e i medici inquietanti. Ruolo e vita dell?attore coincidono.
Per Andreas Meder, conduttore del festival, è importante che i lavori scelti non intendano raccontare principalmente l?essere disabili. Parlano molto di più in generale della vita degli outsider, tanto che molti dei gruppi partecipanti sono aperti anche ad altri gruppi marginali. Per esempio Isole Comprese Teatro lavora soprattutto con persone che sono in difficoltà dal punto di vista sociale. In questo caso sono: un disabile e un ex-detenuto. Questi outsider ? e con ciò rimane aperto cosa sia quello al di là di cui essi si trovano ? raccontano molto della solitudine. In ?Albert Lux?, una rappresentazione comico-scurrile del gruppo polacco Theater Cinema, i vari attori si nascondono l?un all?altro, mettendosi negli angoli, dietro a giacche appese a delle grucce oppure sotto mucchi di roba. Poiché la comunicazione riesce difficile, il corpo, che in realtà dovrebbe essere un?interfaccia tra il mondo esterno quello interno, ha invece un effetto isolante, la realtà sembra diventare qualcosa di soggettivo. I propri incubi dominano il pensiero, come in ?Corpo 1 Prologo?. Anche il quotidiano ha i suoi lati particolari: può essere che molte persone utilizzino una sedia per sedere. Però è anche possibile, come in ?Albert Lux?, fissare loro addosso delle scope che funzionano come strumenti per allontanare la polvere. Letti si possono utilizzare come uno spazio per danzare, un lenzuolo si può usare come scialle. La normalità è solo un sottile frammento della realtà.
I registi che lavorano con attori disabili, secondo Andreas Meder, ?devono essere in grado di incoraggiare le capacità e non cercare di mettere in mostra l?handicap?. Per questo la lingua delle parole assume un ruolo subordinato e storie raccontate cronologicamente sono rare. I gruppi comunicano principalmente attraverso immagini forti e irreali. In ?Corpo 1 Prologo? la madre toglie al figlio l?apparecchio acustico e quindi la possibilità di parlare. Invece di ciò gli tiene le braccia in alto e gli fa il solletico. Egli ride, senza essere affatto divertito. Ella non smette e lui neanche. Nel più facile da digerire ?Albert Lux? un uomo colpisce continuamente con un fiore una parete e se stesso. Una donna porta appeso all?angolo della bocca il gancio di una gruccia con sopra un vestito da donna, mentre tre uomini seminudi massaggiano orgogliosamente il grasso delle loro pance.
Andreas Meder è stato attento a scegliere gruppi che convincono per le loro qualità artistiche e non solo per l?aspetto sociale del loro lavoro. E ciò gli è riuscito. Egli si augura che il teatro con disabili venga considerato come un elemento naturale del paesaggio teatrale. Cosa che sarebbe anche coerente: formalmente presenta da tempo i segni di un teatro post-drammatico, a partire dalla priorità data alle immagini rispetto alle parole, per arrivare fino ai quadri frammentari che prendono il posto delle storie recitate in maniera continuativa. Questo è anche in una certa misura coerente, quando le scuole di teatro non sono l?indicatore del talento e della professionalità. Gli attori non devono apparire il più possibile perfetti per interessare. Ed è estremamente arricchente poter contemplare davanti e sul palcoscenico la società dalla visuale della sua sponda irrazionale. ( Cornelia Gellrich - Festival No Limits - Berlino ottobre 2006 ) -
LA STRADA DOLOROSA DI MADRE E FIGLIO. MADNESS AND ARTS: ?ISOLE COMPRESE TEATRO? FA RICERCHE SULL?ANIMA SFRUTTATA.
Quando parla la psiche si aprono spazi profondi, non solo sul divano freudiano ma anche sul palcoscenico del Pumpenhaus (Teatro di Münster). Soprattutto quando un ambulatorio teatrale come il teatro fiorentino ?Isole Comprese? viaggia nelle regioni da incubo dell?anima sola e maltrattata. Con gli strumenti chirurgici della scenografia vengono aperte anche le ferite più profonde ed il sangue artificiale scorre da tutte le conserve.
Finché la madre disperata del ragazzo con la sindrome di Down non si rotola nel succo rosso della propria anima sofferente, si sentono delle gocce che cadono pian piano ma senza pietà. La strada della sofferenza del ragazzo è così lunga quanto ricca di relazioni. Una storia fatta apposta per i patologi teatrali dell?Italia che si occupano di queste reciprocità e processi tragici in maniera un po? cruda ma violentemente dolorosa nel loro collage ?Corpo 1 prologo?. Naturalmente si tratta di un cammino sulla sottile linea del buon gusto, se si fanno esperimenti così drastici tra anima e corpo, malattia e perversione, sogno e ricordo, tra il bianco antisettico ed il rosso pulsante e sanguinoso. La dottoressa, tutta dedicata all?esperimento, appare come una bestia affamata in una maglia di catene, saltando dietro a pezzi di muscoli crudi. La ninna nanna consiste in fantasie sanguinose e l?anima negata, sentendosi abbandonata come ?Hänsel e Gretel? si deve curare da sola. E così cerca di costruirsi un corpo nuovo di un puzzle d?ossa. Naturalmente senza successo.
Le immagini-sogno di ?Isole Comprese Teatro? sono bizzarre e surreali, la loro origine è costituita dai vari e varianti confini tra la salute psichica e la malattia. C?è la madre crudele che col gesto grande dà da mangiare al suo ?angioletto? ? solo per mettersi il cucchiaio nella propria bocca all?ultimo momento. In un?altra sequenza di sogno diventa una furia e ridacchia istericamente sotto la tempesta infernale dello stroboscopio. O il padre che culla il pacchetto d?ossa privo di vita come un suo bambino.
Le immagini sono folli quanto ricche di associazioni. Seguirle non è sempre facile ? soprattutto per chi ha bisogno dei sopratitoli tedeschi però avranno lasciato delle tracce nell?anima a ognuno degli spettatori. ( WESTFÄLISCHE ZEITUNG - FESTIVAL MONDIALE ?MADNESS AND ARTS? MUENSTER G - 6 MAGGIO 2006 ) - Ci vuole coraggio, competenze e anche una certa dose di utopistica grazia per mettere su una compagnia teatrale. Se poi la compagnia si costruisce intorno ad un progetto di Teatro Sociale fra portatori di handicap fisico e mentale, o fra persone che hanno avuto problemi di tossicodipendenze, allora il gioco si fa duro e la sfida diventa qualcosa che va oltre il compiacimento dello stare su un palcoscenico...Ed è di progetto artistico e qualità di un risultato spettacolare che qui vogliamo testimoniare: Hamlet Atto V°.
(Renzia d'Incà, ISTRIO, ottobre-dicembre 2005) CORPO 1 PROLOGO, QUANDO IL TEATRO CURA IL DISAGIO PSICHICO...
Spettacoli, laboratori, convegni, workshop: ecco le mille facce di un rassegna speciale, "I Teatri dell'Anima", nata per volontà di Alessandro Fantechi ed Elena Turchi. Obiettivo? Curare il disagio psichico e la disabilità fisica attraverso l'esperienza teatrale. La seconda edizione della manifestazione è appena andata in scena a Firenze. Molti gli eventi in cartellone, tra cui uno sulla Sindrome di Down...
Tutto sembra svilupparsi a partire da un quesito esistenziale: vittime o carnefici? Nell'ambulatorio teatrale che anima la scena, tra l'accecante candore delle pareti e il rosso sangue che cola spalmandosi sul pavimento, quattro personaggi si alternano tra innocenza e colpevolezza, malattia e perversione, sogno e ricordo. Lo spettacolo Corpo 1 Prologo, realizzato nell'ambito del festival I teatri dell'anima e presentato gli scorsi 22 e 23 ottobre al teatro Cantiere Florida di Firenze, nasce da un progetto di Alessandro Fantechi ed Elena Turchi, che da anni, con la loro compagnia IsoleComprese Teatro, operano con spirito di provocazione nel campo del teatro sociale. Una rassegna, quest'anno alla sua seconda edizione, che ha proposto una serie di spettacoli, laboratori, workshop in diversi spazi della città. Un ragazzo affetto dalla Sindrome di Down si racconta attraverso un alter Ego maturo e consapevole nello spazio e nel tempo della sua anomalia genetica. È la sua anima che narra la storia, ma i gesti e le emozioni sono quelli di un corpo malato. Intorno a lui una madre crudele, ossessiva, disperata, malata anche lei, e una dottoressa in patologico conflitto con gli oggetti e gli strumenti del suo lavoro. L'odore nauseabondo della carne, sulla scena appesa a un gancio di macelleria, tumefatta come muscolo informe, accompagna il susseguirsi delle sequenze, alcune volutamente interrotte, scomposte, spezzettate come carne al macello. Il corpo, in costante lotta e simbiosi con l'anima, alla fine sembra impossessarsi di se stesso. Ma la redenzione non è così immediata. Tappa obbligata del percorso è la negazione che sempre accompagna l'uomo contemporaneo nella faticosa accettazione del diverso.
(Miriam Monteleone - European Art Magazine, ottobre 2005)IL DISAGIO DI CALCARE IL PALCOSCENICO DELLA VITA
La Compagnia IsoleComprese Teatro dedica a Firenze dieci giorni al teatro-terapia...il teatro-terapia entra con forza sui palcoscenici fiorentini. E si fa quasi "festival" unendo mostre fotografiche a momenti di studio con conferenze, workshop e incontri. In una parola: I teatri dell'anima.
(Edoardo Semmola - L'UNITA', 5 ottobre 2004)PORTATORI DI ANIMA
Quando il teatro dialoga con la "diversità". A teatro si impara. Dal teatro si impara. La "diversità" supera le barriere del conformismo e spara solozioni fisiche di grande impatto...sfornando un pacchetto di spettacoli, incontri, mostre, laboratori, workshop e un convegno conclusivo in Palazzo Vecchio...
(Gabriele Rizza - IL MANIFESTO, 5 ottobre 2004)COSI' IL TEATRO CURA IL DISAGIO PSICHICO
Alla fine è il trionfo. Il toccante, poetico spettacolo IO STO BENE vol.3 del gruppo IsoleComprese Teatro ha entusiasmato e commosso gli spettatori che per due sere hanno affollato all'inverosimile il Teatro Cantiere Florida...in scena carrozzine, disabili che intonano brani di Mina, sfilate di personaggi che incedono con una magia che fa pensare ai lavori dell'Odin...Stiamo parlando di un grande evento di teatro sociale con quindici portatori di handicap...
(Roberto Incerti - La Repubblica, 28 maggio 2004)VISIONI
Data unica, prima assoluta. L'estremo e la follia, la realtà in questa storia senza trama, fatta di piccole tristi scenette, sketch umorali, apparizioni, miracoli, istanti non sempre lucidi. La pazzia è l'angolo più acuto della contemporaneità, l'impossibile è il grottesco accigliarsi delle piccole gioie diffuse, mere chimere, all'interno della nostra società. Il dramma, la danza, la performance qui si fondono in un unico urlo che cade buio e nero verso il niente, senza quiete, tra il troppo silenzio e la notte che tarda a venire. Le nostre visioni sono collegate allo stadio, ai momenti più estremi ed opposti, il gelato dell'ultima folgorante pubblicità non troppo subliminale, alla ricerca della fuga dalla normalità, dell'essere diversi, pensare diverso, amare diversi, per ritrovarsi nuovamente tutti uguali, dissimili, ripetitivi come carta ricalcabile. "In un mondo dove tutto è visione e gli occhi sono ciechi". Ci sono in questo terzo spettacolo della compagnia IsoleComprese, quasi un inno alla Aiazzone, Madonne e vibratori, contenitori futuristici di pipi congelabile, sesso e frustrazione, paranoia e finti misteri indiani. Abbiamo bisogno di visioni continue, di lampi, di ganci in mezzo al cielo, di stralci di poesia, di acuti e gorgheggi, sorseggi di novità, dell'incedere verso il domani, barcollanti e scollati. Crediamo di aver bisogno dell'inutile, e lo profetizziamo anche, cerchiamo adepti per non sentirci soli nelle nostre scelte, amiamo chi ama, "mi piace la gente che piace". Il tutto racchiuso in una visione, chiamata Vita?, Sogno? Desiderio?
(Tommaso Chimenti - Rassegna Contemporanea 3, Prato, 2003)..IL TEATRO NOMADE DI ISOLECOMPRESE
La nostra non è una scuola. Vogliamo offrire dei momenti e degli spazi per una Formazione nomade, anti-scolastica, quasi clandestina...lo spazio in cui i laboratori prenderanno vita è lo storico Teatro 334 oramai da 10 anni una palestra di sperimentazione teatrale, uno spazio laboratoriale dedicato alla formazione, intorno al quale sono gravitati molti attori oggi affermati.
(Rosso Fiorentino, settembre 2003)UN DIO CHE PARLA
Applausi per "Genesi" regia di Fantechi...una scenografia di grande impatto visivo in cui si muovono un gruppo di angeli collaboratori che sottopongono a Dio i loro progetti per arrivare alla creazione. Indubbiamente una regia sapiente...uno spettacolo che reinvesta tecniche e linguaggi espressivi e dove l'impegno dei partecipanti è talvolta commovente. Un successo che significa anche: questa forma di teatro ha un valore altissimo.
(La Nazione, 24/05/2003)DA STORIE MALEDETTE NASCE IL TEATRO REALISTA: ISOLECOMPRESE
...nei nostri spettacoli il testo viene fuori da chi va in scena, dai suoi momenti di crisi. In spettacoli come "BUNKER" abbiamo lavorato con ragazzi con una presenza scenica forte, che veniva dalle storie che si portavano dietro...spesso questi ragazzi sono capaci di una spontaneità che un attore non sa mettere in gioco. è stata la lezione di Pasolini, del neorealismo...
(La Nazione, 10/02/2002)FIORI SULLA ROCCIA E ATMOSFERE NOIR PER RACCONTARE IL CIRCO DEI SENTIMENTI
...abbiamo messo in scena la situazione reale della nostra compagnia, formata da non professionisti, uniti dal desiderio di comprendere cosa significhi fare teatro...il teatro deve essere mai uguale e in tempo reale...
(Il Corriere di Firenze, 19/09/2001)SHAKESPEARE RIVISITATO. IL TEATRO SI FA CON IL CUORE
...una straordinaria iniziativa che si ripete da quattro anni e coglie nel segno...una evocazione struggente che si è trasformata nella storia degli stessi interpreti...e tra cose buffe, macchiette e l'ironia emerge uno spettacolo sull'amare rifiutati e sull'impossibilità di essere felici...
(La Nazione, 25/05/2001)-
Music: Replay conferma la visionarietà già rilevata nelle prove precedenti fin dall'iniziale irrompere tra gli spettatori di dieci spose in abito bianco, ciascuna intenta a canticchiare sottovoce la sua canzone più amata...ricordiamo l'ipnotica sonatina per pianoforte giocattolo accompagnata dalla musica di Wim Mertens...Ma il momento di maggiore tensione è quello che chiude la serata, con Valeria Muledda che rende suoi i versi di Raymond Carver al punto di farli sembrare nati sul momento. Così, più che celebrare la musica attraverso il teatro, si evoca attraverso la musica - compresa quella delle parole - un male di vivere che trova nelle voci degli attori (ex-tossicodipendenti o disabili) una verità ruvida e bruciante...
(Andrea Nanni - Primafila, settembre 2000) -
...abbiamo apprezzato la combinazione dei registri incandescenti in Bunker di IsoleComprese Teatro, un lavoro che procede per frammenti narrativi facendo esplodere le singole parti in follie centripete, passando dal comico pseudo-televisivo alla plasticità beckettiana (il gruppo, tra l'altro, è formato da ragazzi della Comunità terapeutica di Galceti Prato )...
(Paolo Ruffini - Prima Fila, giugno 2000) "ODISSEA", ritmi techno nella giungla metropolitana...
Entrano in silenzio dal fondo della platea, i volti tesi, i corpi tatuati, coperti da abiti contemporanei: sono Ulisse e i suoi compagni, persi in una giungla metropolitana in cui si procede a ritmi di techno; sono i ragazzi del Laboratorio Teatrale della Comunità terapeutica del Centro di Solidarietà di Prato...
...il regista Alessandro Fantechi e la psicoterapeuta Elena Turchi guidano gli interpreti in una partitura che coniuga le esigenze terapeutiche e quelle sceniche con naturalezza, miscelando esplosioni di rabbia e dolore a un umorismo surreale.
...voci sgranate e accenti dialettali contribuiscono a rendere vera e toccante questa Odissea di tutti i giorni, onesto esempio di teatro civile.
(Andrea Nanni - Il Giornale della Toscana, 26/05/2000)-
...un Hitler tragicomico nel Bunker della fine: un nazismo ambientato nel Bunker antiatomico di Hitler e Eva Braun (la brava Valeria Muledda ), tra ufficiali nazisti che si ritrovano a commentare fatti e avvenimenti del passato e del presente fino all'inevitabile disastro.
(La Nazione, 20/03/2000) -
hanno entusiasmato anche lavori rituali, minimali, come il notevole Bunker, opera suadente, decadente, ironica: Dove compare un Hitler vecchio, un pò Charlot, un pò una marionetta che sa fare una sola cosa: sparare.
(Roberto Incerti - La Repubblica, 21/04/2000) -
Un'orchestrina da transatlantico suona strumenti inquietanti con invidiabile aplomb in mezzo al caos: un barbone dai capelli decolorati racconta la sua perdita di memoria mentre, dietro di lui, seduti su un vecchio divano di pelle, due ufficiali nazisti giocano a battaglia navale; una rossovestita Eva Braun dallo spiccato accento sardo un irresistibile incrocio tra Valeria Marini e Imelda Marcos, testimonial per Miuccia Prada narra la sua storia d'amore con Hitler. I loro corpi, le loro facce, le loro voci dalle inflessioni fortemente dialettali, raccontano più di quanto possano le parole, e lo fanno senza compiacimenti o autocommiserazioni di sorta, restituendo al teatro urgenza e sincerità.
(Andrea Nanni - Il Giornale della Toscana, 19/09/99) -
...E così, dai lamenti strazianti del campo di concentamento si passa all'assolo spesso e grottesco di una Eva Braun che si identifica con Valeria Marini. E che sta nel Bunker accanto al suo Adolf Hitler.
(Francesco Tei - La Nazione, 14/09/99) -
Naturalmente non sono mancate le polemiche, emerse soprattutto quando si sono visti simulati sul palco atti sessuali accompagnati da una martellante traduzione italiana di Light My Fire dei Doors. L'infinito leopardiano si intrecciava con la visione della Madonna di Lourdes, un Christus Patiens veniva avvicinato da vari Pinocchi...
(Francesca Gori - Il Tirreno 22/05/99) -
un teatro "terapeutico" che fa meraviglie. L'altra sera al Metastasio è andato in scena "Cecità". Il pubblico si è alzato in piedi ed ha applaudito a lungo, omaggio a un impegno e a un risultato che vanno oltre il credibile.
(Franco Riccomini - La Nazione, 22/05/1999) -
Un evento unico in Italia, che da una Comunità di recupero per tossicodipendenti sorga una compagnia di attori non professionisti formata da ragazzi che una volta usciti dalla Comunità portano in giro gli spettacoli e catturano l'attenzione di pubblico e critica...
(Davide Fiesoli - Il Tirreno, 14/05/1999)