Rassegna Stampa
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I CORPI E IL SANGUE DI ISOLECOMPRESE TEATRO: "CORPO 1 PROLOGO" DELLA COMPAGNIA FIORENTINA A "LA FABBRICA DELLE IDEE" DI RACCONIGI
"Corpo 1 Prologo" di IsoleComprese Teatro - "La fabbrica delle Idee" - Ex Ospedale Psichiatrico di Racconigi - Giovedì 21 giugno 2007.
Può succedere che nella nostra memoria uno spettacolo teatrale resti legato indissolubilmente ad un volto, ad un corpo o ad una voce: magari non ci si ricorda dei singoli passaggi della trama o delle singole scene, ma quell'immagine o alcune parole restano impressi in modo indelebile. E' quello che è successo a molti spettatori che giovedì 21 giugno sono andati all'ex Ospedale Psichiatrico di Racconigi dove, per la rassegna "La fabbrica delle idee", andava in scena "Corpo 1 Prologo" di un'inusuale compagnia, IsoleComprese Teatro di Firenze. In questo caso, il volto, il corpo e la voce erano quelli del difficilmente dimenticabile Giovanni Pandolfini, un giovane attore affetto dalla Sindrome di Down attorno a cui roteava alla fin fine tutto lo spettacolo: dalla prima scena, in cui egli proponeva con modi cantilenanti un suo racconto sul passare delle stagioni, fino al momento conclusivo, in cui era l'unico ad inchinarsi agli applausi degli spettatori.
IsoleComprese nasce nel 1998 ad opera dell'attore e regista Alessandro Fantechi e dall'attrice, nonché pedagogista teatrale e psicologa, Elena Turchi e fin dall'inizio ha deciso di fare teatro su e con persone appartenenti a categorie più svantaggiate come giovani a rischio, portatori di handicap ed ex tossicodipendenti. In questo ultimo spettacolo, che tra l'altro nel maggio scorso ha rappresentato l'Italia al secondo festival mondiale su "Follia e arte" a Münster in Germania, sono proprio il corpo, i gesti e le parole del ragazzo disabile le coordinate all'interno di cui si sviluppa l'azione: un laboratorio medico che è anche - ovviamente - uno spazio teatrale in cui interagiscono quattro "personaggi metafora", ovvero il Ragazzo/Figlio (Pandolfini, appunto), la Madre, affettuosa, protettiva ma anche immensamente crudele (Laura Bucciarelli), la Dottoressa/Medicina, incapace di cogliere l'umanità di coloro di cui si occupa (Luisa Salvestroni) e Uomo/Scrittore/Anima, le cui parole e le cui riflessioni accompagnano e per certi versi interpretano il mondo visionario e atemporale del protagonista (Andrea Pagnes). Nel succedersi delle scene, che si sviluppano attraverso associazioni di tipo onirico, il confrontarsi con l'inconscio e con la malattia si intreccia molto presto con una riflessione piuttosto spietata sul ruolo della corporeità nel mondo contemporaneo. Il linguaggio e l'approccio usati sembrano essere il segnale preciso della volontà da parte della compagnia di rinunciare a spiegare le proprie tesi (per altro ben spiegate sul programma di sala o sul sito www.isolecompreseteatro.it) mentre suggeriscono e stimolano percorsi individuali negli spettatori non respinti dai toni volutamente sopra le righe dell'allestimento, il quale intreccia aperture poetiche a vere e proprie scene grand guignol. Se da un lato esso sembra richiamarsi alla lezione della Societas Raffaello Sanzio nell'uso del rumore, delle luci abbaglianti e soprattutto dei corpi "deformi" , rinvia in certi momenti al surrealismo (che viene citato con il famoso violino sulla schiena de "Le violon d'Ingres" di Man Ray) o a certe esperienze particolarmente estreme dell'arte contemporanea, come le sanguinolente performance dell'austriaco Hermann Nitsch (www.nitsch.org), qua potenzialmente evocate nella vera e propria macelleria allestita dalla Dottoressa o dal sangue in cui si rotola la Madre seminuda nell'impressionante finale.
Per finire, un consiglio: non perdetevi, su YouTube (http://www.youtube.com/watch?v=AD0HQqu-VFQ), il video "Vita immaginaria di Giovanni Pandolfini attore" prodotto dalla compagnia, dove - oltre ad informazioni interessanti sulla poetica del gruppo - troverete un ritratto davvero interessante di quest'inconsueto e straordinario attore.
( Paolo Bogo - Il teatro e la cultura a Cuneo e dintorni n° 18bis -Martedì 26 giugno 2007 )
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OUTSIDER E MACELLAI
Per la seconda volta si svolge a Berlino il festival internazionale di teatro “No limits”, che racconta con attori disabili in modo esteticamente valido e cruento la vita al di là della normalità della maggioranza .
Un giovane con la sindrome di Down giace in un letto di ferro, mentre la sua dottoressa in estasi appende pezzi di carne a degli uncini. Si appende essa stessa a un uncino da macellaio e vi si dondola divertita. La rappresentazione “Corpo 1 Prologo” del gruppo italiano Isole Comprese Teatro partecipa al festival internazionale di teatro “No limits” che si tiene in questi giorni a Berlino per la secondo volta. Gli organizzatori hanno invitato gruppi europei che lavorano con attori che hanno disabilità psichiche. Con varie modalità di rappresentazione, nella sala caldaie della fabbrica della cultura e nella piscina comunale di Oderberger Straße, si incontrano circa una dozzina di gruppi tedeschi e internazionali.
L’attore, che rappresenta la parte del giovane che soffre della sindrome di Down in “Corpo 1 Prologo”, ha realmente questa carenza cromosomica. Questo conferisce un’urgenza, insolita per il teatro, a questo lavoro che, con un’atmosfera da incubo e immagini espressive, tratta delle paure del protagonista e di come egli viva la madre disperata, il padre esigente e i medici inquietanti. Ruolo e vita dell’attore coincidono.
Per Andreas Meder, conduttore del festival, è importante che i lavori scelti non intendano raccontare principalmente l’essere disabili. Parlano molto di più in generale della vita degli outsider, tanto che molti dei gruppi partecipanti sono aperti anche ad altri gruppi marginali. Per esempio Isole Comprese Teatro lavora soprattutto con persone che sono in difficoltà dal punto di vista sociale. In questo caso sono: un disabile e un ex-detenuto. Questi outsider – e con ciò rimane aperto cosa sia quello al di là di cui essi si trovano – raccontano molto della solitudine. In “Albert Lux”, una rappresentazione comico-scurrile del gruppo polacco Theater Cinema, i vari attori si nascondono l’un all’altro, mettendosi negli angoli, dietro a giacche appese a delle grucce oppure sotto mucchi di roba. Poiché la comunicazione riesce difficile, il corpo, che in realtà dovrebbe essere un’interfaccia tra il mondo esterno quello interno, ha invece un effetto isolante, la realtà sembra diventare qualcosa di soggettivo. I propri incubi dominano il pensiero, come in “Corpo 1 Prologo”. Anche il quotidiano ha i suoi lati particolari: può essere che molte persone utilizzino una sedia per sedere. Però è anche possibile, come in “Albert Lux”, fissare loro addosso delle scope che funzionano come strumenti per allontanare la polvere. Letti si possono utilizzare come uno spazio per danzare, un lenzuolo si può usare come scialle. La normalità è solo un sottile frammento della realtà.
I registi che lavorano con attori disabili, secondo Andreas Meder, “devono essere in grado di incoraggiare le capacità e non cercare di mettere in mostra l’handicap”. Per questo la lingua delle parole assume un ruolo subordinato e storie raccontate cronologicamente sono rare. I gruppi comunicano principalmente attraverso immagini forti e irreali. In “Corpo 1 Prologo” la madre toglie al figlio l’apparecchio acustico e quindi la possibilità di parlare. Invece di ciò gli tiene le braccia in alto e gli fa il solletico. Egli ride, senza essere affatto divertito. Ella non smette e lui neanche. Nel più facile da digerire “Albert Lux” un uomo colpisce continuamente con un fiore una parete e se stesso. Una donna porta appeso all’angolo della bocca il gancio di una gruccia con sopra un vestito da donna, mentre tre uomini seminudi massaggiano orgogliosamente il grasso delle loro pance.
Andreas Meder è stato attento a scegliere gruppi che convincono per le loro qualità artistiche e non solo per l’aspetto sociale del loro lavoro. E ciò gli è riuscito. Egli si augura che il teatro con disabili venga considerato come un elemento naturale del paesaggio teatrale. Cosa che sarebbe anche coerente: formalmente presenta da tempo i segni di un teatro post-drammatico, a partire dalla priorità data alle immagini rispetto alle parole, per arrivare fino ai quadri frammentari che prendono il posto delle storie recitate in maniera continuativa. Questo è anche in una certa misura coerente, quando le scuole di teatro non sono l’indicatore del talento e della professionalità. Gli attori non devono apparire il più possibile perfetti per interessare. Ed è estremamente arricchente poter contemplare davanti e sul palcoscenico la società dalla visuale della sua sponda irrazionale. ( Cornelia Gellrich - Festival No Limits - Berlino ottobre 2006 ) -
LA STRADA DOLOROSA DI MADRE E FIGLIO. MADNESS AND ARTS: “ISOLE COMPRESE TEATRO” FA RICERCHE SULL’ANIMA SFRUTTATA.
Quando parla la psiche si aprono spazi profondi, non solo sul divano freudiano ma anche sul palcoscenico del Pumpenhaus (Teatro di Münster). Soprattutto quando un ambulatorio teatrale come il teatro fiorentino “Isole Comprese” viaggia nelle regioni da incubo dell’anima sola e maltrattata. Con gli strumenti chirurgici della scenografia vengono aperte anche le ferite più profonde ed il sangue artificiale scorre da tutte le conserve.
Finché la madre disperata del ragazzo con la sindrome di Down non si rotola nel succo rosso della propria anima sofferente, si sentono delle gocce che cadono pian piano ma senza pietà. La strada della sofferenza del ragazzo è così lunga quanto ricca di relazioni. Una storia fatta apposta per i patologi teatrali dell’Italia che si occupano di queste reciprocità e processi tragici in maniera un po’ cruda ma violentemente dolorosa nel loro collage “Corpo 1 prologo”. Naturalmente si tratta di un cammino sulla sottile linea del buon gusto, se si fanno esperimenti così drastici tra anima e corpo, malattia e perversione, sogno e ricordo, tra il bianco antisettico ed il rosso pulsante e sanguinoso. La dottoressa, tutta dedicata all’esperimento, appare come una bestia affamata in una maglia di catene, saltando dietro a pezzi di muscoli crudi. La ninna nanna consiste in fantasie sanguinose e l’anima negata, sentendosi abbandonata come “Hänsel e Gretel” si deve curare da sola. E così cerca di costruirsi un corpo nuovo di un puzzle d’ossa. Naturalmente senza successo.
Le immagini-sogno di “Isole Comprese Teatro” sono bizzarre e surreali, la loro origine è costituita dai vari e varianti confini tra la salute psichica e la malattia. C’è la madre crudele che col gesto grande dà da mangiare al suo “angioletto” – solo per mettersi il cucchiaio nella propria bocca all’ultimo momento. In un’altra sequenza di sogno diventa una furia e ridacchia istericamente sotto la tempesta infernale dello stroboscopio. O il padre che culla il pacchetto d’ossa privo di vita come un suo bambino.
Le immagini sono folli quanto ricche di associazioni. Seguirle non è sempre facile – soprattutto per chi ha bisogno dei sopratitoli tedeschi però avranno lasciato delle tracce nell’anima a ognuno degli spettatori. ( WESTFÄLISCHE ZEITUNG - FESTIVAL MONDIALE “MADNESS AND ARTS” MUENSTER G - 6 MAGGIO 2006 ) CORPO 1 PROLOGO, QUANDO IL TEATRO CURA IL DISAGIO PSICHICO...
Spettacoli, laboratori, convegni, workshop: ecco le mille facce di un rassegna speciale, "I Teatri dell'Anima", nata per volontà di Alessandro Fantechi ed Elena Turchi. Obiettivo? Curare il disagio psichico e la disabilità fisica attraverso l'esperienza teatrale. La seconda edizione della manifestazione è appena andata in scena a Firenze. Molti gli eventi in cartellone, tra cui uno sulla Sindrome di Down...
Tutto sembra svilupparsi a partire da un quesito esistenziale: vittime o carnefici? Nell'ambulatorio teatrale che anima la scena, tra l'accecante candore delle pareti e il rosso sangue che cola spalmandosi sul pavimento, quattro personaggi si alternano tra innocenza e colpevolezza, malattia e perversione, sogno e ricordo. Lo spettacolo Corpo 1 Prologo, realizzato nell'ambito del festival I teatri dell'anima e presentato gli scorsi 22 e 23 ottobre al teatro Cantiere Florida di Firenze, nasce da un progetto di Alessandro Fantechi ed Elena Turchi, che da anni, con la loro compagnia IsoleComprese Teatro, operano con spirito di provocazione nel campo del teatro sociale. Una rassegna, quest'anno alla sua seconda edizione, che ha proposto una serie di spettacoli, laboratori, workshop in diversi spazi della città. Un ragazzo affetto dalla Sindrome di Down si racconta attraverso un alter Ego maturo e consapevole nello spazio e nel tempo della sua anomalia genetica. È la sua anima che narra la storia, ma i gesti e le emozioni sono quelli di un corpo malato. Intorno a lui una madre crudele, ossessiva, disperata, malata anche lei, e una dottoressa in patologico conflitto con gli oggetti e gli strumenti del suo lavoro. L'odore nauseabondo della carne, sulla scena appesa a un gancio di macelleria, tumefatta come muscolo informe, accompagna il susseguirsi delle sequenze, alcune volutamente interrotte, scomposte, spezzettate come carne al macello. Il corpo, in costante lotta e simbiosi con l'anima, alla fine sembra impossessarsi di se stesso. Ma la redenzione non è così immediata. Tappa obbligata del percorso è la negazione che sempre accompagna l'uomo contemporaneo nella faticosa accettazione del diverso.
(Miriam Monteleone - European Art Magazine, ottobre 2005)
e-ART MAGAZINE - 3 settembre 2005
